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AMATRICIANA OR MATRICIANA?


Why Matriciana and not Amatriciana.
Long debates about the word “Matriciana”. Some say that the recipe is from Amatrice, a town’s name, (then Amatriciana), while others say the recipe is from Rome.
In fact, there are big differences between the two recipes: no onions and no red sauce, the Amatrice’s recipe, red sauce and onions in Rome.
As a matter of fact the recipe has born in Rome and Amatrice’s inhabitants created a copy of the real recipe, correcting it.

“It is told that Amatrice’s villagers used to go to Rome during winter time (it was much colder in Amatrice).
There was no love lost between the Romans and them, in fact there was a bad joke about them: it was said that they could never be from the same place as Ponzio Pilato, because he, at least, washed his hands, while they did not even wash their hands!”.
The origins of the term “Matriciana” can be different ones, such as:

  • The tomatoes* used to prepare the  sauce were stored, already at the time of ancient Romans, in special vases      called “matraccio”(in latin “matara”), the term still  used in Chemical science for a container with a long neck.
  • The origins of “spaghetti alla matriciana” are very far back to the times in which society was ruled by the “matriarcato”(matriarchy), a kind of society in which women rule and are the most prominent figures.
    In those times it was the dish prepared during some rituals in the period of the winter solstice, on the mountains of Lazio and men were not only excluded but they did not even know about them.
  • When the sauce was being prepared a herb called”matricale” was added. Nowadays it is not used very much,      unfortunately, in these days of fast-food.

As a matter of fact Matriciana is a derivation from “Gricia” recipe (used by Roman shepherds; and has nothing to do with Amatrice because that town had not been built yet) with “guanciale” and pieces of sausages.

*As a matter of fact we should keep in mind that tomatoes have arrived to Europe only after the discovery of America (discovery? Weren’t Native American already living there? Didn’t Vikings arrive there a lot earlier?), then we are afraid that that theory is too fantastic.

I/2 Kg bucatini, 150 g “guanciale” (if you can not get “guanciale” you will have to use bacon instead, but it won’t be authentic “Matriciana”), one spoonful of extra-virgin olive oil, dry white wine, 6 or 7 good tomatoes (San Marzano or pomodori pelati), a bit of red chilli ( or more, if you like it hot), 100 g grated pecorino romano cheese, salt.

Cut the “‘guanciale” into small cubes and fry it lightly in the oil together the red chilli.
Put the white wine in and take the small cubes of guanciale out of the pan, to throw the excess of grease and to avoid it become too dry. Put the tomatoes cut into slices and without seeds (to ease the peeling of the tomatoes it is better to put them in hot water for a little bit, then peel them and cut them).
After 2 or 3 minutes add your tomatoes, put back in the pan the pieces of guanciale and throw the red chilli. Stir again. Put the pasta in the boiling water and take it out “al dente”.
Put it in a bowl and add the pecorino cheese. Add the sauce and stir again. Put more pecorino cheese, if you wish.

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AMATRICIANA O MATRICIANA???

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Perchè Matriciana e non Amatriciana Grandi discussioni sono sorte sul termine “Matriciana”.
C’è chi sostiene che la ricetta sia di Amatrice (da cui Amatriciana), e chi, invece, ritiene che si tratti di un piatto romano.
In effetti, se si scava alla radice, si può notare come le differenze tra le due ricette siano notevoli: in bianco e senza cipolla ad Amatrice, con il sugo e la cipolla a Roma.
La ricetta in realtà nasce a Roma, e sono gli abitanti di Amatrice a crearne una “copia” riveduta e corretta.Dice la tradizione che gli abitanti di Amatrice venivano a “svernare” a Roma, poichè il loro clima era molto rigido d’inverno.
Non c’erano grandi simpatie tra i Romani e gli Amatriciani, tanto è vero che a Roma girava una battuta, un po’ pesante, con la quale si sosteneva che gli abitanti di amatrice non potevano essere concittadini di Ponzio Pilato, poichè lui si era lavato le mani, mentre loro non si lavavano neanche quelle!”. L’origine del termine Matriciana è stato imputato a differenti motivazioni, che riportiamo di seguito:

  • 1)  I pomodori* usati per il sugo venivano conservati fin dai tempi dei Romani in speciali otri, o vasi, che in latino son detti “matara”. D’altronde il “matraccio” e’ a tutt’oggi un recipiente in vetro dal collo lungo che trova uso in chimica. (Se vi  raccontano questa versione ricordate che i pomodori sono arrivati in Occidente solo dopo la scoperta del’America)
  • 2)  L’origine degli spaghetti alla “matriciana” si perde pero’ nella notte dei tempi, quando ancora le sorti dell’umanita’ erano rette dall’ istituto del “matriarcato”. Ed erano un piatto usato solo in riti molto particolari che si svolgevano durante il solstizio d’inverno tra i monti dell’ alto Lazio; da cui i maschi erano non solo esclusi, ma del tutto all’oscuro.
  • 3)  Nel sugo, infine, aveva grande parte la “matricale”, una pianta erbacea aromatica delle composite con infiorescenze a capolino, simili a piccole margherite, raccolte in corimbo.
    Il suo uso purtroppo e’ ormai fuorimoda in questa brutta societa fastfood, ma la sua impronta e’ rimasta incisa nel nome. Stà di fatto che la “Matriciana” è una variante della cosiddetta “Gricia”, ricetta degli antichi pastori romani (e non  Amatriciani, visto che Amatrice ancora non esisteva…), fatta con guanciale e salsicce a pezzi.
I/2 chilo di bucatini, 150 g di guanciale ( se non e’guanciale pare che non   si possa chiamarla Amatriciana), un cucchiaio di olio di oliva extravergine, vino bianco secco, 6 o 7 pomodori maturi (San Marzano o pomodori pelati), un   pezzetto di peperoncino ( o piu’, se vi piacciono piccanti), 100 g di   pecorino romano grattugiato, sale.Ungete la padella col cucchiaio d’olio extra vergine d’oliva e rosolate il   guanciale tagliato a dadini, col peperoncino.
Spruzzate col vino bianco, poi togliere il guanciale per togliere l’eccesso di olio e per non farlo seccare troppo. Unite i pomodori tagliati a fettine e   senza semi (per togliere meglio le bucce si fanno sbollentare e poi si   tagliano).
Dopo 2 o 3 minuti aggiungere il pomodoro, rimettete dentro i pezzetti di guanciale e togliere il peperoncino. Rimescolate ancora per pochissimo.  Lessare la pasta e scolarla al dente. Metterla in una ciotola aggiungendo il pecorino grattugiato. Aggiungere la salsa ottenuta e mescolare. Guarnite con altro pecorino, se volete.
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MERCATO NOMENTANO

Il Mercato coperto Nomentano di Piazza Alessandria, tutto circondato di viuzze e pizzerie nei pressi di Porta Pia, è stato per tanti anni un punto d’aggregazione importante nella vita del quartiere.

L’edificio che lo ospita è una struttuta bellissima dei primi del Novecento: lo si capisce dall’ampio utilizzo di vetrate e ferro battuto nella sua archittura. Da un pò di tempo a questa parte, anche la parte esterna è circondata da una cintura di bancarelle, della cui presenza si lamentano i bacarellisti interni. Di fatto, non sono tempi facili per chi mantiene la propria attività all’interno di questo posto, oggi per lo più frequentato da una clientela di persone anziane, affezzionate alle proprie antiche abitudini. Di fatto, le difficoltà in tempo di crisi provengono da più parti: da un lato, dai supermercati della grande distribuzione (proprio di fronte ce n’è uno aperto di recente), sia dai prezzi inferiori tenute nelle bancarelle fuori la struttura. E, come se non bastasse, traffico e mancanza di parcheggio (tipiche della zona) fanno il resto. Tra la trentina di bancarelle comlessive rimaste, ad avere la meglio sono sicuramente quelle di frutta e verdura. Queste considerazioni sono palpabili nei discorsi quotidiani dei venditori qui presenti.

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MERCATO TESTACCIO

Lunedì-sabato dalle 7.30 alle 14.00

Il mercato coperto di Testaccio è situato nell’omonima piazza. Ci sono poche bancarelle di vestiti all’esterno ma è l’ interno che merita di essere visitato assolutamente.

Sui lati si allineano droghieri, macellai e pescivendoli mentre la parte centrale ospita banchi di frutta e verdura, con le pile colorate e ben disposte di prodotti freschissimi. Molto popolato tra gli abitanti del quartiere, vende ottime cose a prezzi ragionevoli.

Molto del suo fascino sta proprio nelle dimensioni contenute e nell’atmosfera cordiale e rilassata.

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Mercato di VIA SANNIO

Un grande mercato all’aperto di abbigliamento nel cuore di San Giovanni, storico e centrale quartiere di Roma.

Avrai la possibilità di trovare tutto ciò che è di moda a Roma, abiti firmati, contraffatti, nuovi ed usati.
Presta quindi molta attenzione a ciò che andrai a comprare e al loro prezzo.

A Via Sannio per risparmiare, è fondamentale contrattare con il commerciante.

Tra maglioni, jeans, giacconi, felpe e cinture potrai veramente rinnovare il tuo guardaroba. Un angolo del mercato è dedicato a tovaglie, lenzuoli e coperte mentre vi sono anche alcuni banchi che espongono abiti militari. 

Il mercato termina alle ore 14:00

Come raggiungere il Mercato di Via Sannio:

da Piramide prendi la Metropolitana “linea B” fino a Termini e quindi prendi la “linea A” e scendi alla fermata San Giovanni; oppure, da Piramide, prendi il Tram linea 3 e scendi a Porta San Giovanni. Da Termini prendi direttamente la “linea A” fino a San Giovanni.  Da Piazza Venezia prendi l’810, l’85 oppure l’87.

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IL PECORINO ROMANO PROVIENE DA ROMA?

Il Pecorino Romano è un formaggio italiano a Denominazione di Origine Protetta ottenuto dal latte di pecora.

Nonostante il nome, il Pecorino Romano viene prodotto quasi per il 90% in Sardegna e la restante percentuale di produzione si distribuisce tra il Lazio e la provincia di Grosseto in Toscana.

Il Pecorino Romano DOP è un formaggio prodotto con latte intero di pecora. Questo viene termizzato, cioè trattato alla temperatura di 68°C per un minimo di 20 secondi per poi essere coagulato utilizzando del caglio in pasta d’agnello proveniente esclusivamente dalla zona di produzione individuata nel disciplinare di produzione. Il particolare tipo di caglio utilizzato libera molecole aromatiche che conferiscono al Pecorino Romano un sapore deciso fin da giovane.

Il Pecorino Romano DOP rientra nella categoria dei formaggi cotti; per cottura si intende la cottura che subisce la cagliata (cioè il formaggio appena prodotto) fino alla temperatura di 45-46 gradi. Il Pecorino Romano DOP, in passato veniva salato esclusivamente a mano attraverso delle “mani” di sale a secco, che vengono ripetute periodicamente fino a quando il formaggio non riceveva una percentuale ben precisa di sale, circa il 4-5 %, in tempi più recenti è prevista anche la salatura tramite salamoia. Caratteristico di questo formaggio è infatti il sapore molto intenso, conferito dalla elevata percentuale di sale presente, che fa del Pecorino Romano DOP un formaggio prettamente da grattugia.

Il disciplinare del Pecorino Romano DOP prevede che la commercializzazione non avvenga prima di 5 mesi di stagionatura per il Pecorino Romano da tavola o di 8 mesi per il Pecorino Romano da grattugia. Le forme sono cilindriche e hanno un peso compreso tra i 20 e i 35 kg. Sui fianchi di una forma di Pecorino Romano DOP si può notare la presenza di un disegno, che rappresenta il capo di una pecora stilizzata, nonché il codice del caseificio in cui è stato prodotto ed il mese di produzione.

La commercializzazione del Pecorino Romano avviene per quasi il 70% nel Nord America, dove gli Stati Uniti rappresentano i primi acquirenti di questo particolare formaggio italiano.

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